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Confini di umanità

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“Il mio ruolo - ha scritto Pellegrin - è quello di creare dei documenti per la nostra memoria collettiva”. Il fotografo, infatti, nella sua ormai consolidata carriera si è dedicato al racconto di guerre, dei migranti, della tragedia umana che quest’epoca vive; ma lo ha fatto ponendo sempre l’attenzione sull’uomo, sul dettaglio, su ciò che non siamo abituati a osservare. Le emozioni, le storie, la dimensione più intima dell’individuo sono i protagonisti delle immagini di Pellegrin. Quei pochi elementi mostrati dalle fotografie si fanno simbolo della condizione umana; i particolari diventano la parte che rappresenta il tutto, e che costringono chi guarda a ricercare e ricostruire il dramma storico dei nostri tempi.

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Paolo Pellegrin
9788869657849
20 x 24 cm
108 pagine
54 fotografie in b/n

brossura

Il libro accompagna la mostra omonima che sarà esposta a Pistoia dal 24 maggio al 30 giugno 2019 nell’ambito del festival “Dialoghi sull’uomo”, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

Gli uomini, con la loro cultura, il loro passato e il loro futuro - spesso lontano e diverso - convivono sullo stesso pianeta non sempre pacificamente. Questo viaggio tra le fotografie di Pellegrin ci racconta una umanità divisa e spezzata.

 

Il volume si arricchisce dei testi di Giulia Cogoli, Marco Aime e Marco Belpoliti: le loro parole riflettono sul ruolo della fotografia di Pellegrin e provano a raccontare quel bianco e nero struggente che ritrae la quotidianità di un pianeta dolorante e sconfitto dalle guerre.

 

C’è un verso di René Char in Fogli d’Ipnos che fa pensare alla fotografia contemporanea, e in particolare a quella di Paolo Pellegrin: “Solo gli occhi sono ancora capaci di gettare un grido”. Guardando le immagini che il fotografo romano ha scattato a Lesbo tra i migranti, oppure a Gaza, nei campi profughi del Medio Oriente, negli innumerevoli scenari di guerra intorno a noi, negli slums americani, si è portati a pensare che Pellegrin vuole far gridare i nostri occhi.

Marco Belpoliti

 

Paolo Pellegrin nasce a Roma nel 1964. Studia Architettura e comincia a seguire i corsi di fotografia all’Istituto Italiano di Fotografia di Roma. Diventato fotografo, nel 1991 comincia a collaborare con l’agenzia Vu di Parigi e con l’agenzia Grazia Neri di Milano. Nel 1995 il suo reportage sull’Aids in Uganda vince il World Press Photo nella categoria “Daily Life” e, l’anno successivo, il Kodak Young Photographer Award. Nel 1997 pubblica Bambini, un volume di immagini scattate in Bosnia, Romania e Uganda. L’anno successivo è la volta di Cambogia, frutto di una collaborazione con Medici Senza Frontiere. Nel 2000 comincia a collaborare con Newsweek. Nel 2001 riceve per il suo lavoro la Leica Medal of Excellence ed entra come associato a Magnum, di cui diventerà membro effettivo nel 2005. Nel 2002 esce il libro Kosovo: The Flight of Reason mentre nello stesso anno partecipa, assieme ad Alex Majoli, Thomas Dworzak e Ilka Uimonen, alla mostra Off Broadway. Nel 2006 gli viene assegnato il W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography e ottiene la Robert Capa Gold Medal Award. Nel 2007 esce As I Was Dying, e nel 2010 per Contrasto il volume retrospettivo Dies Irae. Nel 2018 Il Museo MAXXI di Roma presenta una sua grande retrospettiva.