Ingranditore: Magnum Magnum

Pubblicato il : 26/02/2024 15:14:56

Anche questo mese su Tank continua la presentazione dei testi selezionati dalla nuova versione rivista e aggiornata di Magnum Magnum, volume che celebra la visione, l’immaginazione e il talento della leggendaria agenzia cooperativa Magnum Photos. Ogni fotografo Magnum ha selezionato le sei migliori e più significative immagini di un altro “compagno di agenzia”, commentando la sua scelta con un breve testo. 
Per questo numero abbiamo scelto il testo di Carolyn Drake su Alessandra Sanguinetti  e quello di Martine Franck su Marilyn Silverstone.



Ricordo di aver incontrato per la prima volta le immagini di Alessandra Sanguinetti quindici anni fa, mentre vivevo a Istanbul. Non avevo accesso alle gallerie o ai musei in cui esponeva, ma il portfolio di The Adventures of Guille and Belinda che sfogliai online mi colpì dritto allo stomaco senza scampo. È un’opera che esplora le amicizie e i desideri di due ragazze con fisicità diverse che diventano adulte nella campagna argentina, un progetto che Alessandra porta avanti da venticinque anni. L’adulta dietro la macchina fotografica sembra meditare sulle gioie e le preoccupazioni dell’infanzia attraverso l’atto fotografico. La fanciullezza e la femminilità, e i rituali quotidiani che le accompagnano, sono raffigurati come una rappresentazione teatrale nei luoghi in cui potrebbero realmente accadere. I “soggetti” di Alessandra sembrano più che altro sue complici, che quasi sempre ricambiano il suo sguardo trasmettendo un senso di intimità e connessione, anche quando le immagini si fanno più inquietanti. Non sappiamo come il coltello sia finito nella mano di Belinda sotto il suo ventre gravido – se con un mezzo sorriso abbia appena sgozzato una pecora o ucciso un aggressore. È l’ambiguità a catturare l’attenzione. Qui negli Stati Uniti, nell’anno in cui la legge sull’interruzione di gravidanza “Roe vs Wade” è stata ribaltata, attribuisco a questa immagine un significato tutto mio, pensando alla storia delle battaglie per l’aborto e alle minacce rivolte all’emancipazione femminile. Ora che il mio rapporto con Alessandra si è fatto più stretto, a volte riesco a cogliere il modo in cui la sua vita e il suo lavoro si intersecano. I dipinti che ha realizzato durante i lunghi mesi di Covid-19 sembrano usciti da una fiaba oscura o da un incubo. Nella foto del suo compagno chino sul pavimento, i peli sulla schiena mi fanno pensare agli animali della fattoria che Alessandra tanto ama e all’animale umano. Nel suo mondo le persone non sono migliori o peggiori degli animali, e non so cosa lei pensi davvero di tutto questo, ma assimilo le vibrazioni provocatorie che sa scaturire e ne trattengo l’energia.

 

Carolyn Drake



Marilyn Silverstone, che rinunciò alla sua carriera di fotografa di Magnum per dedicarsi a una vita semplice e diventare monaca buddista con il nome di Ngawang Chodron (La lampada del Dharma), non dimenticò mai l’amore per la fotografia. Quando la incontrai per la prima volta, viveva già nel monastero di Shechen a Bodnath nel Nepal dove, unica donna, si prendeva cura di tutti i giovani monaci. Li ritraeva allo scopo di cercare dei finanziatori che provvedessero alla loro educazione e al loro mantenimento. Con grande generosità e pazienza, mi parlò per quattro ore della filosofia buddista e dei motivi per i quali aveva deciso di diventare monaca. Mi presentò anche tutti i tulkus – i bambini riconosciuti come reincarnazioni di lama defunti – che venivano educati in quel monastero. La sua amarezza di fronte alla guerra, le carestie e le catastrofi naturali è evidente nelle commosse fotografie delle vittime. Ngawang Chodron non dimenticò mai i diseredati e sembrava a suo agio soprattutto negli ambienti semplici e rurali, nonostante avesse scattato suggestive foto di re e maharajah. Il suo primo reportage importante documentava l’arrivo in India del Dalai Lama, fuggito dal Tibet nel 1959. Curiosamente, il Dalai Lama è stato il soggetto anche del suo ultimo lavoro, ritratto mentre offre asilo a un gruppo di “intoccabili” recentemente convertiti al buddismo. Ricordo di averle chiesto che cosa le mancava di più da quando era diventata monaca. Rispose candidamente: “Un gabinetto pulito e un bagno caldo”. Non dimenticherò mai le sue parole: “Il segreto è semplicemente continuare ad attraversare la vita senza analizzarla troppo e senza attaccarsi troppo a lei. Limitarsi a una breve apparizione”. Cara Marilyn, ti amiamo per le tue dolci immagini e per l’esempio prezioso.

 

Martine Franck

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